Chat a due piazze torna al Teatro Golden
Lo spettacolo di Ray Cooney nella versione italiana diretta da Gianluca Guidi, torna in scena dal 2 ottobre 2012 nella Capitale dopo 3 anni dal debutto. La compagnia si esibisce su un nuovo palco, presentando un cast in parte riconfermato, in parte rinnovato e si rivela indovinatissima la scelta delle due interpreti Silvia Delfino e Bianca Maria Lelli nei ruoli delle due mogli – particolarmente apprezzabile il personaggio di Barbara, tanto impicciona quanto determinata ad occuparsi del suo prossimo in difficoltà, anche se folle o pericoloso – in parte, ancora, “cresciuto” come nel caso dei figli di Mario Rossi, realizzati con maggior maturità e carattere da Antonio Pisu e Claudia Ferri i quali sanno rendere “veri” e dinamici Giacomo e Alice, ragazzi ostinati ed invadenti in maniera fastidiosa ed al contempo inverosimilmente creduloni.
Gli ingranaggi su cui si regge la forza di questo lavoro risultano nella nuova versione più “oleati” e lo spettatore rimane catturato da una commedia che è basata principalmente su un umorismo semplice ed immediato, per certi versi anche infantile – gli scherzi telefonici, le barzellette improvvisate – eppure sempre di grande effetto perché arriva direttamente al cuore e suscita risate sincere. Tra le trovate più azzeccate, c’è quella della “segreteria estremamente profilata e personalizzata del sig. Rossi” inventata da Walter – un Gianluca Ramazzotti più che mai energico che, esausto, implora in una battuta “l’anno prossimo facciamo Pirandello!”. Il padre di Walter subentra a portare il suo contributo fatto di un umorismo più buffo e che suscita tenerezza ed una buona dose di equivoci sessuali contribuisce a colorire l’intreccio di bugie già ingarbugliato. La tensione aumenta di pari passo con l’avvicinarsi del temuto incontro tra i due figli/fratelli; quei personaggi che inizialmente apparivano tanto ordinari sembrano man mano sempre più fuori di testa, raggiungendo quasi il delirio; finte risate e finti pianti, nell’accumularsi di bugie risultano fuori luogo e ne deriva un effetto esilarante. Così anche lo spettatore tira un sospiro di sollievo quando finalmente termina lo schiamazzo e cala il silenzio perché Mario Rossi decide di confessare.
Non si può non sottolineare il lavoro di perfetto sincrono degli attori nelle battute e nei movimenti e la capacità degli stessi di ignorarsi completamente anche nei momenti in cui sono in scena contemporaneamente rappresentando, però, due ambientazioni e situazioni lontane. Ma gli interpreti di questo cast impeccabile sanno anche rendere altre sfumature di un testo che non è superficiale e vuoto, dando un’anima ai personaggi dell’autore, per quanto bizzarri e paradossali, fino a portare lo spettatore a sentirli vicini e tifare per l’uno o per l’altro.
Laura Mancini

