La musica jazz “formato big”

La storia del jazz orchestrale non coincide necessariamente con quella della musica jazz e lo sviluppo della grandi orchestre di questo genere ha subìto negli ultimi anni una pesante battuta d’arresto principalmente a causa di problemi economici e certo non per mancanza di talenti. Mantenere attivi gruppi di grandi dimensioni è infatti un incarico difficile e dispendioso che anche nel nostro Paese si tende sempre meno ad assumere.

Una soluzione intelligente si è trovata in Francia – nazione che occupa un posto speciale e una posizione di pioniere nella lunga storia delle big band – con la creazione della Federazione Grands Formats, associazione di orchestre di grandi dimensioni nata nel 2003, che conta attualmente 29 ensemble professionali francesi, grandi formazioni di musica jazz e improvvisata. Tra questi LE BOCAL, Sylvia Versini, Bruno Regnier, Little Big Mao, Ensemble Archimusic, Caratini, Circum Grand Orchestra, Machado, Jean-Christophe Cholet Diagonal & Hymne à la Nuit, Laurent Mignard Duke Orchestra, Pandémonium de François Jenneau, MIchel Pastre Big Band, And Emler MegaOctet, l’Alban Darche e la Ivan Jullien, tutte caratterizzate dall’elevata qualità artistica, che è il principale requisito per prendere parte alla Federazione. I gruppi associati devono essere composti di un minimo di 8 musicisti professionisti, essere titolari di un progetto artistico che contribuisca ad ampliare il repertorio delle big band, avere un’esistenza giuridica ed essere in regola con le amministrazioni sociali e fiscali. Ondine Garcia è il delegato generale della Federazione.
La Grands Formats ha lo scopo di mantenere in vita e far lavorare queste realtà ed impiega più di trecentocinquanta musicisti, oltre al personale tecnico e amministrativo. Le orchestre associate hanno realizzato più di cento ottanta concerti in Francia e all’estero solo nell’ultima stagione.
La promozione avviene tramite strumenti specifici di comunicazione. Su un apposito portale Internet le orchestre hannno una propria presentazione: proprio questi spazi permettono di notare quali abbiano anche repertori originali che sono spesso frutto di partiture scritte appositamente per loro da compositori moderni. Inoltre tramite una newsletter mensile ed una brochure stagionale si garantisce la sponsorizzazione del calendario dei concerti delle orchestre e la pubblicizzazione a livello internazionale e molta importanza ha l’organizzazione di un evento annuale, “La Rentrée des Grands Formats”. Gli associati possono usufruire di consulenza legale, fiscale, sociale o riguardante lo sviluppo di progetti; la Federazione è invitata ai dibattiti riguardanti il futuro del jazz e le politiche culturali ed è stato spesso elogiata per la rilevanza delle analisi offerte.
Nel Settembre 2006 la Federazione Grands Formats ha pubblicato per la prima volta un set di due Cd intitolato ‘‘21 Orchestres d’aujourd’hui’’, per l’etichetta Le Chant du Monde, distribuito da Harmonia Mundi e prodotto sulla scia di un festival a Trabendo, Parigi: quattro giorni con 12 orchestre della Grands Formats. Una delle caratteristiche che colpisce all’ascolto dei due album è l’assenza di una “conflitto” tra vecchio e moderno, a dimostrazione del fatto che la collaborazione tra i membri della federazione porta anche alla creazione di un ponte tra le varie generazioni di musicisti. Attraverso questo doppio Cd si scorpe come oggi questi gruppi siano caratterizzati da una strumentazione originale rispetto a quella standard degli esordi; durante gli anni dello swing, dal 1930 al 1945, il numero dei componenti delle big band infatti si è andato definendo intorno a una decina di musicisti, organizzati in sezioni. Questo formato classico è ancora spesso preferito dalle orchestre che si dedicano principalmente al repertorio del passato. Nel corso dei decenni, la big band ha assimilato tanto le caratteristiche della tradizione musicale Occidentale quanto quelle provenienti dall’Asia e dall’Africa, padroneggiando tutti gli strumenti dell’orchestra sinfonica ma anche molti delle tradizioni popolari esotiche oltre ai nuovi strumenti elettronici.
Queste differenze tra tradizione e innovazione, tra passato e presente, affiancate in contesti come quelli creati dall’associazione Grands Formats, permettono di rendersi conto di come, al di là della specifica strumentazione e del numero esatto dei componenti, ciò che definisce una big band sia il “suono” ottenuto da queste formazioni. Così, secondo l’abilità dell’arrangiatore, un piccolo gruppo può dare l’illusione di essere una grande orchestra e viceversa.
Ma questa realtà dimostra prima di tutto, a livello pratico, di essere un valido sistema organizzativo – da prendere come esempio – per dare lavoro a musicisti professionisti, tagliare i costi di gestione e recuperare più facilmente finanziamenti.
Laura Mancini
(Jazz Colours – anno 2011)

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