Al Kopo’ di Roma, la nuova commedia musicale di Elisabetta Tulli

Dopo il successo della tournée del musical “Billy Ellliot”, che l’ha vista impegnata nel ruolo della mamma e, in alternanza, della maestra e forte delle esperienze passate in lavori di fama nazionale come “Mamma Mia!” e “Sister Act”, l’attrice, cantante ed autrice Elisabetta Tulli torna a presentare un lavoro partorito dalla sua immaginazione, realizzato in collaborazione con Eugenio Dura alla regia e Andrea Calandrini per le parti musicali.

Dal 7 al 10 aprile 2016, al Teatro Kopó di Roma, andrà in scena “Le ragazze di via Savoia, 31”, commedia musicale ispirata ad un noto fatto di cronaca.
Se nelle stagioni passate la Tulli ci aveva fatto divertire e sognare con i suoi lavori di prosa e musiche, come nel caso di “La storia de Giulietto, de Marisa e della mano in chiesa”, stavolta alla leggerezza portata dall’irresistibile caratterizzazione dei suoi personaggi e da alcune canzoni, aggiunge una riflessione importante ed attuale.

«Fin dai tempi degli studi universitari in antropologia, sono sempre stata legata alle storie al femminile» racconta Elisabetta «ed in tempi  recenti mi sono imbattuta nella lettura dell’inchiesta giornalistica di Elio Petri, sulla quale è basata la sceneggiatura del film “Roma ore 11” di Giuseppe De Santis. Da tempo pensavo di volermi ispirare a questa storia per un testo teatrale, ma non avevo ancora trovato la maturità per farne un monologo, fino ad ora».
Nel lavoro di Elisabetta Tulli, però, vengono messe in mostra quattro donne differenti rispetto a quelle rappresentate nel film e l’intenzione è di portare in scena la donna del dopo guerra che vuole emanciparsi ma anche rimboccarsi le maniche e dare una mano attivamente. Anche stavolta, come in altri lavori dell’autrice e interprete, tutti i personaggi vengono portati in vita da lei sola, con abilità tecnica e maestria nel variare accenti regionali ed atteggiamenti caratteriali.  

Il film “Roma ore 11”

“Roma ore 11” è un film del 1952 diretto da Giuseppe De Santis, scritto dal regista insieme a Cesare Zavattini, Basilio Franchina, Rodolfo Sonego e Gianni Puccini. Considerato una delle opere più rappresentative del neorealismo, si basa su un fatto di cronaca avvenuto a Roma nel 1951: in un’Italia esasperata dalla disoccupazione ed ancor più da una impossibilità per le donne di trovare lavoro, a seguito di un’inserzione di lavoro pubblicata sul Messaggero, duecento ragazze si presentano presso lo studio di un ragioniere in via Savoia a Roma, per ottenere un posto di lavoro di dattilografa «Signorina giovane intelligente volenterosissima attiva conoscenza dattilografia miti pretese per primo impiego cercasi. Presentarsi in via Savoia 31, interno 5, lunedì ore 10-11 e 16-17».

Nobili decadute, prostitute che cercano di cambiar vita, donne con il marito disoccupato, figlie di benestanti cui la pensione non basta per sopravvivere, si accalcano sulle rampe delle scale del piccolo palazzo, scambiano impressioni e accennano alle loro vite fatte di miseria ed espedienti per sopravvivere. Un furibondo litigio per la priorità in fila scatena le ragazze e l’attesa si trasforma in tragedia: la ringhiera della scala cede, distruggendo i gradini e facendo precipitare le donne, alcune delle quali rimangono seriamente ferite, mentre una di esse, Anna Maria Baraldi, muore in seguito alle lesioni riportate. Portate in ospedale, scoprono inoltre che l’ospedale pretende il pagamento della retta giornaliera di 2300 Lire per curarle. Molte di loro sono costrette a ricoverarsi a casa perché impossibilitate a pagare.

Il quotidiano L’Unità riportava la notizia che la portinaia dello stabile avesse telefonato in Commissariato per chiedere il ristabilimento di un servizio pubblico, visto l’alto numero di donne ammassate sulle scale del palazzo; la polizia era però impegnata nel diffidare i negozianti dal chiudere i loro negozi, in occasione dell’arrivo di Eisenhower a Roma. In seguito alla vicenda, il regista Giuseppe De Santis si rivolse ad Elio Petri, all’epoca giovane giornalista del l’Unità, che condusse un’inchiesta fra le sopravvissute al crollo, cercando di scoprire quali fossero le sofferenze e le speranze che le avevano portate a quel colloquio di lavoro per un posto di dattilografa. L’indagine voleva anche mettere in luce il loro stile di vita e scoprire la loro personalità. Per calarsi al meglio nella realtà sociale e cercare di ricostruire i fatti con una preoccupazione quasi documentaria, si pensò anche di ripetere l’esperimento dell’annuncio economico, mettendo un avviso nella quarta pagina di un giornale, identico a quello che aveva richiamato in via Savoia le duecento dattilografe. Furono convocate delle ragazze per selezionare una dattilografa, che sarebbe poi stata impiegata durante tutto il lavoro di sceneggiatura. 

Teatro Kopó Via Vestricio Spurinna, 47 – Roma

“Le ragazze di via Savoia 31”

Dal giovedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.00 e ore 21

Costo del biglietto: intero 10,00 euro, ridotto acquistando online 8,00 euro

Laura Mancini

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