Il padiglione cinese? Forse lo avete visto a Napoli

Il padiglione cinese non è un monumento architettonico dell’Estremo Oriente, come si potrebbe pensare, ma uno strumento di uso militare molto particolare che rientra nella corrente artistica detta “musica turca”. Questo fenomeno ebbe origine con la bande dei giannizzeri, la fanteria regolare creata nel XIV secolo dai Turchi Ottomani. Quando ai primi del ‘700 cadde l’Impero Ottomano, le bande vennero assunte da re ed imperatori e all’inizio dell’Ottocento i più importanti eserciti europei avevano tutti bande musicali con “musica turca”, fornite di grancassa, tamburo, piatti, triangolo e, appunto, padiglione cinese. L’Inghilterra fu l’ultimo stato ad introdurre questo strumento nelle sue bande militari, nel tardo ‘700…

Ma di cosa si tratta in pratica? È uno strumento formato da due pagodine traforate, orlate di campanelli che si trovano al di sotto e al di sopra della figura di un omino cinese realizzato in metallo. Questo tiene nelle mani due piccole bandiere sormontate da frecce. Il bastone di sostegno veniva impugnato e il suono era prodotto agitando lo strumento a ritmo con gli altri elementi della banda. La lunghezza complessiva di un padiglione cinese è di circa 2 metri.

La musica turca non fu solo una moda passeggera, infatti lasciò un’impronta molto forte nella musica europea. Un aneddoto interessante: questo strumento è riprodotto in miniatura anche nei presepi napoletani del Settecento, all’interno delle bande formate in prevalenza da uomini di colore, vestiti con abbigliamento ricco di decorazioni, che facevano parte del corteo dei Re Magi.

Laura Mancini

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