ADELE ADKINS: “21”, IL NUOVO ALBUM

Con il suo secondo album “21”, pubblicato lo scorso Gennaio 2011 dalla XL Recordings, la cantante britannica Adele sta facendo molto parlare di sé, riscuotendo consensi. Con la sua voce dotata di una timbrica ricca di sfumature, ora sensuale e calda, ora corposa e rotonda, ora graffiante e rabbiosa, ora aperta e delicata, Adele riesce a far emergere maggiormente carattere, personalità e grinta proprio in quei brani che hanno già avuto successo e che sono, non a caso, divenuti dei singoli; buona parte delle composizioni restanti, invece, suona più intimista e meno coinvolgente.

Nel primo singolo di “21”, Rolling in the Deep (Adele Adkins / Paul Epworth), il tempo scandito sulle corde della chitarra ed in basse tonalità, garantisce da subito la suspense; nella seconda strofa il ritmo è rafforzato dal tamburo mentre il piano stride drammatizza il bridge: drammaticità che raggiunge il culmine nei cori gospel e sulle note acute del ritornello. Il senso di tormento che attraversa tutta la composizione, il ripetersi delle sequenze, i riff dei cori, rimandano alla struttura e all’anima di un blues. La quarta strofa è ancora più trascinante, coi tamburi che incalzano ed il battito di mani, mentre si assenta il pianoforte lasciando da sola la chitarra elettrica.
Un arrangiamento perfetto nei dettagli e di sicura efficacia, anche grazie all’interpretazione appassionata della giovane cantante. È un brano in grado di trasmette tutta la sua forza emotiva all’ascoltatore, mettendo voglia di ballare, muoversi, persino gridare.
Se la seconda traccia, Rumour Has It (Adele Adkins / Ryan Tedder) comincia anch’essa con il tamburo, il ritmo suggerito è un altro e l’arrangiamento, molto particolare, ricorda gli Eurythmics di Sweet Dreams.
Si dirige verso il privato lamento di dolore Turning Tables (Adele Adkins / Ryan Tedder) in cui le melodie tristi del pianoforte vanno spesso all’unisono con la voce, mentre gli archi intervengono con delicatezza per conferire maggiore importanza ad alcuni momenti del brano. L’umore malinconico e triste si rafforza in Don’t You Remember (Adele Adkins / Dan Wilson). Più romantica ma un po’ ripetitiva la ballad One and Only (Adele Adkins / Dan Wilson / Greg Wells) che si aggancia alla dolcezza, venata però nuovamente di tristezza, della cover di Lovesong dei The Cure. Sempre sulla stessa scia, Hiding My Heart (Tim Hanseroth) che nella lenta apertura vede Adele accompagnata solo dalla chitarra acustica, richiamando immediatamente un arrangiamento country, adattato ad una struttura pop, mentre il cantato acuto, intenso e drammatico di Adele ricorda in alcuni momenti Janis Joplin.
In questo elenco di atmosfere nostalgiche, emerge, Someone Like You (Adele Adkins / Dan Wilson), ultimo singolo estratto dall’album, in cui voce e piano amplificati regalano una drammaticità più toccante «Someone Like You riassume la fine della storia d’amore sulla quale l’album è incentrato – ha affermato la stessa Adkins – e rappresenta perciò una sintesi del disco stesso».
Ma la tristezza viene occasionalmente spezzata da composizioni come Take It All (Adele Adkins / Eg White) che suona decisamente più gospel e ha un attacco dall’effetto inaspettato. L’arrangiamento è essenziale ma l’interpretazione eclettica di Adele riesce a catalizzare da sola l’attenzione dell’ascoltatore e a valorizzare la melodia, anch’essa piuttosto semplice.
He Won’t Go (Adele Adkins / Paul Epworth) ha un’apertura di batteria e pianoforte accattivante, tra il new soul e l’r&b. Adele canta i primi versi con atteggiamento seducente su tonalità  più basse del suo solito e molto “balck”. Si cambia atmosfera al ritornello, più ritmato e “bianco”: il pianoforte  si riporta su sequenze di accordi bassi mentre la voce sale su tonalità più alte. La composizione, molto orecchiabile, è giocata proprio su questo binomio e l’ultima strofa evoca un’atmosfera quasi fiabesca grazie all’aggiunta di un’arpa.
Set Fire to the Rain (Adele Adkins / Fraser T. Smith), secondo singolo di successo di “21”vanta un arrangiamento molto sofisticato, arricchito dagli interventi degli archi e si caratterizza per il ritmo di tango, pur mantenendo la vena drammatica dell’album.
Fra le canzoni più animate c’è I’ll Be Waiting (Adele Adkins / Paul Epworth): sebbene l’argomento sia ancora una volta un amore finito che la protagonista vuole riconquistare, promettendo di cambiare, i toni sono trionfali enfatizzati dal piano stride e dai fiati.
Particolarissima, in fine, If It Hadn’t Been for Love (Mike Henderson, Chris Stapleton) in cui scopriamo la cantante, affiancata da chitarra acustica e cori, calata perfettamente in un sound folk-country.
Una caratteristica del cantato di Adele Adkins è il fatto di scandire il ritmo sillabando, “spezzettando” il testo con una tecnica che ricorda lo scat, come anche l’abitudine di ricorrere al falsetto; particolarità che rendono ancor più unico e riconoscibile lo stile dell’interprete.
Laura Mancini

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