“Polifonicromie. Tra superfici di suono e onde di colore” 18 gennaio 2026 al Museo del Saxofono

Torno sempre con piacere al Museo del Saxofono, apprezzando la tenacia e la cura con cui la direzione di questo spazio a Maccarese, in Provincia di Roma, propone concerti di grande qualità, avvicinando un pubblico di tutte le età, sia a livello locale che dalla Capitale. Proprio in tempi recenti infatti avevo scritto di una delle belle serate della rassegna Fai bei suoni. Con questa stessa fiducia riposta negli esperimenti della direzione artistica, sono stata al concerto di musica contemporanea con strumenti, elettronica e video intitolato “Polifonicromie. Tra superfici di suono e onde di colore”.

Il sassofonista Enzo Filippetti, coadiuvato da Riccardo Santoboni ai live electronics, ha aperto il concerto con il brano di Massimo Massimi Leone Jacovacci (il titolo rimanda a un pugile afro-italiano), creando losche atmosfere, suoni acuti vagamente inquietanti e distorsioni sonore che evocano l’idea di un inseguimento in incognito. Sofia Costantini al violino e Fiorenzo Santoboni al violoncello presentano a seguire Bounce di Virgilio Volante dove gli archi scandiscono il tempo con un mix di ticchettii in grado di creare suspense. Gli strumenti dialogano tra suoni e silenzi così come fanno i due musicisti con i loro sguardi di perfetta intesa. Più coinvolgente la composizione Unveilings di Giovanni Costantini interpretata dagli archi. Qui la componente elettronica ottiene maggior risalto: avventure nell’ignoto e ambientazione surreale, sembra di addentrarsi nella tana del bianconiglio insieme ad Alice. Silencio di Antonino Caracò è affidato alla Costantini la quale passa da un’iniziale interpretazione più compatta e tagliente a toni  lirici e drammatici, fino a un epilogo frenetico. È la volta di Tessuto non tessuto di David Mecionis, suonato da Filippetti e Santoboni, un brano a tratti futuristico, a tratti fumettistico che trasporta l’ascoltatore tra atmosfere da videogame e altre da vecchio film di Hitchcock. Il concerto vede tutti e tre i musicisti insieme sul palco per la chiusura con le atmosfere sospese di Spazio duale di Riccardo Santoboni.

Il termine “polifonicromie” si ispira all’idea di un incontro tra i concetti di polifonia e policromia. La policromia che rimanda alla dimensione timbrica del suono e alla sua attitudine a mutare nello spazio, evocando l’idea di una luce in continuo movimento. La polifonia quale intreccio di voci musicali e presenza simultanea di diversi livelli espressivi come gesto, suono e immagine. L’idea di partenza è dunque quella di dedicare la performance alla sperimentazione tra suono, immagine ed elettronica per offrire un’esperienza immersiva e multisensoriale. Quello che forse scarseggia, in realtà, durante l’esperimento dal vivo al Museo del Saxofono è proprio la componente visiva che completi e dia maggior senso a molte parti delle composizioni sonore interpretate e renda la fruizione davvero immersiva. I video sono poco impattanti e significativi oltre ad essere riprodotti attraverso uno schermo non particolarmente grande, che resta in secondo piano rispetto ai musicisti. 

Potrebbero interessarti anche...