Ricoprire la nostra “Mente selvaggia” per gestire l’ansia e migliorare le relazioni. La guida di Biddulph

Lo psicologo, educatore e autore di bestseller internazionali Steve Biddulph ha focalizzato i suoi studi e le sue riflessioni più recenti sull’analisi e la gestione degli stati ansiosi e dei blocchi emotivi, raccogliendo consigli e tecniche pratiche nel libro “Wild creature mind”, tradotto e pubblicato in Italia da Verduci Editore con il titolo “Mente selvaggia. Trasforma l’ansia e vivi intensamente una vita piena di amore”. Nel volume, la crisi della salute mentale che affligge la nostra società viene riletta alla luce di nuovi metodi che possono consentire di stabilire l’equilibrio tra pensiero razionale e dimensione intuitiva ed emotiva. La “mente selvaggia” corrisponde qui all’emisfero destro, alla parte non verbale e corporea del cervello che oggi si tende a trascurare e “zittire” con un costante controllo cognitivo e analitico del proprio stato. 

Il libro alterna esempi di storie concrete di bambini, adolescenti e adulti a esercizi che traggono spunto, ad esempio, dal focusing e dall’induzione del tremore. Il centro del discorso è imparare ad accogliere i tanti segnali che dà il corpo in molteplici situazioni anziché rifiutarli, fuggirli o anestetizzarli. Da tale accoglienza può scaturire una nuova consapevolezza di sé, in grado di trasformarci con quella che l’autore chiama una sorta di «neurochirurgia diretta, senza bisogno di bisturi, che arriva esattamente al punto in cui si trovano le risposte».

Biddulph spiega che gli esseri umani hanno un impulso innato che li porta a voler crescere verso l’altro come alberi, a voler andare avanti, oltre, per imparare ed esplorare e i blocchi o i momenti di stasi nei quali sembra di girare intorno provocano stati di malessere. L’auto-aiuto, in quest’ottica, non può essere – secondo la sua visione – la soluzione migliore perché l’uomo è stato progettato per vivere in un contesto sociale, in relazione con gli altri, relazione grazie alla quale la mente si è evoluta. Perché pur nella «nostra attuale cultura dell’individualismo estremo, della vita come una gara» spiega lo psicologo «non siamo fatti per affrontare la vita da soli. (…) Gli uomini solitari esistono ma per lo più stanno facendo un enorme broncio lungo tutta la vita».

Laura Mancini

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