Tra nostalgia e comicità, ecco il Fabio Avaro “One man show”

Fabio Avaro, attore romano che si è fatto apprezzare negli ultimi anni da un vasto pubblico di spettatori di teatro grazie alla sua partecipazione alle commedie di Gabriele Pignotta, proposte in scena in numerose tournée sui palchi d’Italia, racconta in uno spettacolo/confessione al Teatro Sette di Roma come, in realtà, sin dall’infanzia, attraverso l’adolescenza per giungere all’età adulta, si sia avvicinato al mondo dello spettacolo, conquistando prima le simpatie delle comitive, poi quelle dei villeggianti attraverso l’esperienza dell’animatore turistico, tentando anche le strade del vocalist in discoteca e del doppiaggio.  

Questo excursus attraverso un’esistenza – che, arditamente, prova ad immaginare addirittura fino alla sua conclusione – e una carriera, è tratteggiato da aneddoti che spesso richiedono il coinvolgimento diretto del pubblico. Se una prima parte di questo one man show è rischiosamente incentrata sul riportare alla memoria  tanti oggetti ed abitudini tipici degli anni ’70 – chi non ha vissuto quel periodo non sempre riesce a comprendere di cosa si stia parlando e finisce per sentirsi escluso – o i rimproveri e le raccomandazioni (a dire il vero piuttosto banali) che i genitori fanno al bambino – che forse possono far sorridere solo chi ne ha il ricordo affettuoso, ma annoiano gli altri –  alcune idee, sulle quali ha più senso costruire gag e che sapientemente sono riproposte in versioni tra il thriller e il caricaturale, funzionano e divertono davvero: un esempio, il riuscitissimo racconto del rientro a casa dopo le nottate con gli amici, tentando di non svegliare i genitori.

Lo spettacolo ingrana con il racconto delle vacanze in settimana bianca e l’esilarante imitazione del maestro di sci in Trentino e Avaro mostra incredibile abilità nell’imitazione di tantissimi dialetti regionali nella scena che riguarda il periodo di interessamento alla politica. La rappresentazione, così, alterna momenti in stile da animazione turistica, incentrati sul rapporto immediato con gli spettatori, ad altri sketch studiati a tavolino, a tratti discorsivi, fino a una conclusione interpretata su un copione molto più definito, risultando complessivamente disomogenea ed un po’ troppo lunga ma non per questo priva di qualità.

Ne emerge non solo l’innata simpatia, la voglia di divertire e di divertirsi del protagonista, la sua tipica comicità impacciata che fa tenerezza, ma anche una solida preparazione tecnica che sta alla base di tutto e che spesso è orientata all’osservazione della gente attorno a sé: da qui il titolo “Bravi voi… io è una vita che vi seguo”. Ad accompagnare il viaggio nel tempo che riassume 40 anni in due ore, contribuiscono notevolmente i due ottimi musicisti Fabrizio Sartini e Guido Voliani, i quali con voci, chitarre ed archi, sottolineano il passaggio da un’epoca all’altra attraverso un’accurata selezione di brani musicali eseguiti dal vivo.  

“Bravi voi… io è una vita che vi seguo”

22 ottobre – 3 novembre 2013

Martedì – Sabato ore 21, domenica ore 18 Teatro Sette Via Benevento, 23 Tel. 0644236382  

Laura Mancini

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