TIGRAN HAMASYAN: DALL’ARMENIA, PIANO SOLO TRAVOLGENTE

Per la rassegna Solo e nell’ambito del Roma Jazz Festival, Sabato 20 Novembre 2011 presso il Teatro Studio dell’Auditorium Parco Della Musica si è esibito il pianista armeno Tigran Hamasyan, ragazzo prodigio che a soli ventitre anni è già un musicista stimato e riconosciuto da grandi maestri,  ha diversi album e importanti collaborazioni all’attivo.

Quando la performance ha inizio, quello che scopriamo sul palco è un uomo solo col suo strumento ed il suo tormento; lo ascoltiamo suonare gli stessi accordi ripetuti ossessivamente con le due mani, prima con atteggiamento di triste abbandono, poi furiosamente in una melodia che prevede solo brevi variazioni. Ci accoglie con fare modesto: «Quelli che vi ho appena suonato, non troppo bene, sono “The Spinners” e “The Legend of the Moon”,  estratto dal mio prossimo album» dice, conquistando immediatamente il pubblico. Hamasyan ha infatti firmato di recente un contratto con la Universal che pubblicherà due suoi dischi per pianoforte solo, il primo dei quali è previsto in uscita a Febbraio.
Esegue la title track dell’album “A Fable” che in realtà non evoca prettamente atmosfere fiabesche e propone rapide cascate di note dai toni irrequieti; la mano sinistra dà il ritmo incessante mentre la destra percorre la melodia e Tigran Hamasyan si alza in piedi dondolando con il corpo a tempo di musica, scosso dal suo stesso pianismo percussivo, canticchiando nervosamente: è un’esecuzione che toglie il fiato anche all’ascoltatore, rappresentazione di una corsa avventurosa contro il tempo che somiglia a un incubo. Eppure sul finale, la fiaba arriva: il pianista lascia risuonare più a lungo le note, amplificandole col pedale, in un motivetto che ricorda una giostra.
Nella rilettura di uno standard come “Someday my Prince will come” il pianista varia frequentemente la potenza con cui spinge sui tasti e di conseguenza il volume e l’intensità dei passaggi che interpreta, ora dolci e sfuggenti, ora imponenti, allontanandosi dalla delicatezza originale del brano che riconosciamo solo verso il finale.
Seguono “Rain Shadow”, “What The Waves Brought” e “Mother Where are you?”, composizioni originali del pianista interpretate con atteggiamento non di rado tormentato, facendo ondeggiare il suono: la sinistra che costruisce una base sui bassi e la destra torrenziale, da sole sembrano un’orchestra. Il corpo pare scosso dalle convulsioni ma il suono prodotto è sempre puro e preciso.
Nonostante la sua formazione prettamente jazzistica e la predilezione di Hamsyan per la musica popolare armena e per il rock, nelle composizioni del pianista non mancano accenni di musica barocca e classica e questo dimostra la sua capacità di assorbire anche ciò che ha ascoltato e non studiato in modo specifico.
Guarda il video di “Leaving Paris”
Laura Mancini
(Pubblicato su Sound Contest, anno 2011)

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