A tu per tu con Roberto Giglio

La splendida introduzione al piano di Alessandro Gwis apre il concerto di Roberto Giglio presso il nuovissimo Teatro  Golden di Roma, in occasione della presentazione live dell’album del cantautore romano, “La quinta stagione”. Ci sorprende, Giglio, intonando le prime battute di “Azzurra” seduto tra le file della platea, dove lo individuiamo solo grazie all’aiuto delle abili luci di scena. Secondo la formula originale dello spettacolo, ribattezzata “A tu per tu” (che poco lascia al caso o all’improvvisazione) a mo’ di “talk show” televisivo la presentatrice – o voce narrante, come la chiamano loro – Laura Ruocco ci racconta al microfono “un po’ di Roberto” in uno spettacolo/concerto che è anche biografia e modo per far conoscere un ottimo artista, che non ha ancora ottenuto la  meritata notorietà, al pubblico in sala.

 

Si parte, poi, insieme al contrabbassista Dario Rosciglione ed al batterista Cristiano Micalizzi col brano “Anni Settanta” che ancora ci da modo di apprezzare un magnifico assolo di Gwis: le due mani disegnano melodie indipendenti una dall’altra. “Prima che sia mattina” viene eseguita in coppia con Carlotta Proietti. Si passa al ritmo ed al testo più leggeri di “Il gorilla e la gallina” e si arriva alla title track dell’album, la cui introduzione è affidata ancora al sound suggestivo del piano e che ci propone un testo malinconico e una melodia che tocca punte di drammaticità; le parti strumentali assumono in questo brano grande importanza ed il trio alle spalle di Giglio mostra tutto il suo affiatamento mentre il batterista è scoppiettante. Questa performance, tra l’altro, è arricchita dall’esibizione del ballerino Santo Giuliano.

“A volte zero” è il pezzo più riuscito e originale del concerto e dell’album: il testo semplice ed efficace del refrain colpisce l’attenzione ed il motivetto martellante che lo accompagna entra facilmente in testa. Al contrabbassista spetta un assolto dinamico e accattivante, realizzato solleticando con rapidità le corde. Roberto Giglio esegue ancora in coppia con la Proietti “Tu che sai come” accompagnato dai ballerini Tina Di Guida e Santo Giuliano in pista e lascia poi sola la giovane cantante perché ci faccia ascoltare la sua “Mentimi”, un blues sensuale e orecchiabile. “Babit” ha un testo più difficile da seguire, pare quasi la sceneggiatura di un film poliziesco.

“Sono le tre” mette un po’ alla prova il cantante negli acuti forse per un problema col suo auricolare (e per via del tempo in 5) ma si fa perdonare quando, lasciato solo al piano, esegue magnificamente il brano “Cento”, con il quale partecipò al Festival di Sanremo 2002, e ci fa sorridere con lo spiritoso “Cena di Natale” per concludere riproponendo “Azzurra” che vede in fine rientrare anche gli altri musicisti.

Giglio risulta un artista raffinato ed elegante, dall’atteggiamento simpatico e umile, che tralasciando la cura della presenza scenica punta sulla pulizia canora, sull’intensità interpretativa e su uno studio attento a livello compositivo dei brani.

Unica “nota stonata” della serata la Ruocco, che sembra divenire voce indiscreta più che voce narrante, indagando nella vita del cantautore in modo non troppo simpatico e a tratti inopportuno, inutilmente interrotta dallo stesso Giglio, di cui in realtà non pare ascoltare neanche le risposte: per sfruttare meglio questa trovata servirebbe un tocco di naturalezza in più.

Laura Mancini

Potrebbero interessarti anche...