Monika Mariotti si esibisce nei cortili di Roma

Con il progetto “Teatro nei cortili A.T.E.R.” promosso dalla Regione Lazio, l’Associazione Culturale Progetto Goldstein ha proposto negli scorsi fine settimana, nuovi poli di aggregazione all’interno della Capitale, in grado di promuovere cultura diffusa e fruibile anche a chi per disagi sociali, culturali o ambientali si avvicina con difficoltà ad iniziative artistiche. L’idea è stata quella di proporre platee aperte ad un vasto pubblico, trovando nei cortili delle case popolari quei luoghi di diffusione della cultura in grado di raggiungere tutti.

All’interno di questo progetto, la giovane autrice ed interprete Monika Mariotti ha proposto Domenica 8 Marzo, lo spettacolo “Margaret”, realizzato in cima alla scalinata del civico numero 3 di Via Borromini (zona San Saba).

Monika sale sul piccolo palco allestito per l’occasione, “travestita” da maestra; si siede alla sua cattedra e, avvalendosi dell’aiuto di un pubblico complice di bambini, apre il suo monologo con un tono piuttosto allegro e comico, facendo l’appello ed illustrando quali saranno i temi della sua “lezione” del giorno, proponendosi di avviare un corso – piuttosto bizzarro ed insolito, di certo non molto adatto a dei bambini – dal titolo lunghissimo e volutamente impossibile ricordare, sui Paesi dell’Est. Le spiegazioni sui concetti importanti che si trova a sfiorare la maestra Margaret, mescolati tutti insieme senza un’organizzazione ed un ordine adeguati, lasciano un po’ a desiderare, ma le frasi proiettate sul muro sono di grande efficacia. “La possibilità di evitare ogni impegno è il motivo d’ansia dei tempi moderni” afferma la maestra. E ancora, con la tecnica di giocare sulle cose serie, ripete senza sosta, come uno sciogli lingua “Siamo vecchi, siamo pigri e meno si fatica, meglio è” che sarebbe la sua visione, in parole povere, di quelli che, appunto, si definiscono “tempi moderni”.

Dal discordo sull’Italia si trasferisce in modo un po’ repentino, sul concetto di identità e dietro al suo modo giocoso di usare le lettere A, B, e C per definire ciascuna identità come un insieme a se stante ed i rapporti tra i tre insiemi, c’è sicuramente uno spunto di riflessione interessante sulla difficoltà delle persone di avvicinarsi, nel momento in cui percepiscono la loro “diversità” (in questo caso, in particolar modo, supponiamo quella etnica).

Un’ultima proiezione ci colpisce, prima che la maestra esca di scena e vada a cambiarsi d’abito, per dare il via ad una serie di interpretazioni da trasformista, ovvero quella che associa la parola “dare” alla formazione della propria identità…

Monika Mariotti diventa, poi un’immigrata polacca che ci da la sua testimonianza semplice e profondamente umana della vita in Italia, fatta di episodi pratici della quotidianità ma anche di riflessioni e desideri coinvolgenti.

L’idea dell’autrice mostra grande intelligenza e sensibilità anche se non è certo di comprensione immediata. L’interprete è intensa e poliedrica in modo impressionante, ma facendo ricorso a numerosi simbolismi e dandone poche spiegazioni, il progetto ammirevole risulta un po’ pretenzioso per un “teatro nei cortili” che dovrebbe attirare l’attenzione dello spettatore poco esperto.

Laura Mancini

Potrebbero interessarti anche...