Critici cinematografici crescono: ecco il nuovo programma di Giovanni Salomi

Giovanni Salomi è un giovane studente di Busto Arsizio con una grande passione per il cinema. Dal 2016 è collaboratore de “L’Informazione” per il quale cura la rubrica “Il film del fine settimana” presentando le ultime uscite nelle sale italiane. L’anno seguente ha comunicato la sua esperienza in web-radio su “Radio Bustolive” con il programma “B-Movie” presentato insieme a Giovanni Castiglioni, dove approfondisce l’analisi di alcuni film e nel 2020 ha avviato il suo programma “L’uomo che sussurrava alle cineprese” pubblicato ogni lunedì, alle 21 sulla Webradio SenzaBarcode, per indagare su tanti quesiti che riguardano il mondo del cinema.

Il 13 aprile è stata la volta della puntata “Quando un film viene cancellato?” che potete ascoltare di seguito:

La domanda del titolo di questo podcast, in effetti, è tutt’altro che scontata e la cancellazione dei film in programmazione nelle sale è proprio una di quelle questioni alle quali la maggior parte del pubblico, in genere, non sa dare una risposta. I motivi – stando a quanto riepiloga Giovanni – sono diversi e numerosi a partire dalle spese impreviste che può comportare un film e la conseguente mancanza di budget per affrontare i costi di programmazione nelle sale. Possono influire anche la scelta delle location e le divergenze creative tra gli addetti ai lavori. Il giovane autore e speaker radiofonico, però, imputa la responsabilità soprattutto ad un elemento: la sfortuna.

La documentazione di numerosi progetti cinematografici cancellati, a quanto pare, è disponibile anche online e Salomi ha scelto nella sua trasmissione di prendere come oggetto di studio e come esempio dimostrativo della sua tesi, il caso del film “Justice League: Mortal”, un lungometraggio sulla Justice League al quale la Warner Bros stava lavorando nel 2007. Diretto da George Miller (già regista della saga di “Mad Max”), il lavoro sarebbe dovuto uscire nelle sale nel 2009 e si preannunciava come uno dei film più costosi della storia del cinema (con una spesa complessiva stimata attorno ai 300 milioni di dollari).

In questo particolare caso, anche se sceneggiatura, costumi e cast erano già definiti, l’inizio delle riprese non era ancora avvenuto prima della cancellazione.

Il fattore “sfortuna”, nel caso di “Justice League: Mortal” intervenne fin da subito: nel 2007, infatti, ci fu un lungo sciopero degli sceneggiatori che fece posticipare la produzione di un anno. Gli studios, poi, decisero di spostare le riprese dall’Australia al Canada ma George Miller non fu d’accordo e la produzione venne cancellata. Un’altra motivazione fu la reticenza della Warner Bros a spendere cifre esagerate per questo progetto.

Giovanni, non ti sembra un po’ rischioso e “comodo” attribuire alla sfortuna un ruolo così importante nella cancellazione di un film?

«Effettivamente può sembrare una risposta sbrigativa. Io penso sempre alla produzione come un domino composto da tante tessere. Se ne cade una, si rischia il disastro. Credo che il ruolo della sfortuna sia quello di far cadere la prima tessera che fa crollare tutto il progetto. Secondo me, come in tutte le cose della vita, il destino gioca un ruolo importante e che anche le piccole cose (come un semplice litigio con un produttore) possono portare alla cancellazione di un film».

In effetti, nell’esempio che riporti risulta evidente che non c’è una motivazione singola a portare allo stop di un film ma una serie di concause. Quali altre, a tuo avviso, sono particolarmente frequenti nella recente storia del cinema?

«A volte la cancellazione di una pellicola può essere dovuta semplicemente a divergenze creative (vedi il quarto film mai realizzato sullo “Spider-Man” di Sam Raimi), alla volontà di uno studio (come il film d’animazione dedicato a “Braccio di Ferro” cancellato in favore del film sulle Emoji o il quinto Alien bloccato per far spazio a “Prometheus”), a problemi con i diritti (pensiamo al il film sull’Uomo Ragno diretto da James Cameron con Leonardo DiCaprio nei panni di Peter Parker) o, ancora, al fatto che un progetto non si stava sviluppando bene (ad esempio, il film “Newt” di Pixar)».

Ci sono casi in cui alcuni produttori e registi si sono ostinati a contrastare quella che tu chiami “sfortuna” pur di far arrivare un progetto nelle sale, magari anche dopo che era stato abbandonato per anni. A me viene in mente “Dallas Buyers Club”. I primi tentativi di realizzare un film sulla vita di Woodroof risalgono addirittura al 1996. Ti vengono in mente altri esempi positivi, in questo senso?

«Assolutamente. Ad esempio ho citato anche nel podcast sulla Webradio SenzaBarcode, “Mad Max: Fury Road” (sempre di George Miller) la cui produzione iniziò nel 1998 e che per vari motivi (vedi il ritiro di Mel Gibson dai panni di Max o la morte di Heath Ledger che doveva essere il protagonista) è uscito nel 2015. Anche “L’uomo che uccise Don Chisciotte” di Terry Gilliam, ha chiesto ben 12 anni per uscire: pensate che si allagò il set e dopo pochi giorni l’attore protagonista si ritirò per una prostatite, ma alla fine è arrivato nelle sale nel 2018 (e, come tutti i film di Gilliam, è meraviglioso)».

Laura Mancini

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