Gordiano Lupi racconta il suo “Federico Fellini – A Cinema Greatmaster”

Gordiano Lupi (Piombino, 1960) è uno scrittore, traduttore e giornalista. Tra le sue opere di saggistica cinematografica si menzionano: “Dracula e i vampiri” (in collaborazione con Maurizio Maggioni – Profondo Rosso, 2008); “Storia del cinema Horror Italiano – vol.1, 2, 3” (Il Foglio, 2011/2012); “La grande abbuffata – Breve storia del cinema e della cucina italiana” (con Patrizio Avella – Il Foglio, 2018); “Fellini – A Cinema Greatmaster” (Mediane, 2009; Il Foglio Letterario Edizioni, 2020). È il direttore editoriale delle Edizioni Il Foglio e cura la versione italiana del blog Generación Y della scrittrice cubana Yoani Sánchez.

Fellini è stato uno dei più grandi e apprezzati registi italiani. Secondo lei, c’è un cineasta contemporaneo che ha raccolto (o ha tentato di raccogliere) la sua eredità?

«Fellini è sempre stato un modello per Pupi Avati, che ha realizzato un cinema minimalista sulle orme di “Otto e mezzo” e di “Amarcord”. I film di Sorrentino sono più onirici e surreali, ma molti tocchi artistici inseriti nelle pellicole provengono dalla visione del cinema del Maestro».

Nella sua opera offre una panoramica ben approfondita della filmografia felliniana. Qual è il film del regista riminese che più ama, e perché?

«Amarcord” è il mio preferito, per la poesia di cui è intriso, per la nostalgia di un passato che non ritorna, per la frase di Tonino Guerra sulle mani sporche che ricordano l’infanzia, insomma per molte cose che ritornano come un mantra anche nelle piccole prose che scrivo, da modesto cantore della mia provincia. “Otto e mezzo” è un altro film che amo, per i momenti onirici, per la poetica del ricordo di un tempo inafferrabile, che è stato magico e intenso ma resta tempo perduto. Pupi Avati mi ha confidato che dopo la visione di “Otto e mezzo” ha deciso di fare il regista. Non è poco».

Negli ambienti del cinema italiano degli anni Sessanta si diceva che Marcello Mastroianni fosse l’alter ego di Fellini, ma il regista ha invece affermato: «Marcello Mastroianni non è il mio alter ego, sono io a essere il suo alter ego». Che tipo di rapporto ha legato queste due icone cinematografiche?

«Fellini era un gran menzognero. Affascinante di sicuro ma pur sempre un bugiardo. Amava dire frasi a effetto che stupissero l’interlocutore. Adorava dire quello che il suo intervistatore voleva sentirsi rispondere. La verità cinematografica è che Mastroianni in diverse pellicole è l’alter ego di Fellini, per lo meno in “Otto e mezzo” e ne “La città delle donne”, dove recita la parte di Snaporaz, il regista in crisi. Poi il rapporto che li legava sta nel fatto che erano due persone molto simili, che riuscivano a entrare in sintonia, ergo per Mastroianni non era difficile assecondare la volontà di Fellini».

Per quei pochissimi che non hanno mai visto un film di Fellini, quale percorso all’interno della sua filmografia consiglia di intraprendere per apprezzarlo in pieno?

«Comincerei da “Amarcord”, che è il più facile, nel senso che è un film con una storia compiuta e definita, non soltanto onirico, ma non dimenticherei i più vecchi come “I vitelloni” e “La strada”, per poi affrontare “Otto e mezzo” (film complesso ma irrinunciabile). Tra questi, poco visto, ma divertente “Le tentazioni del dottor Antonio”, che va apprezzato subito dopo “La dolce vita”, per la presenza della Ekberg. Non rinuncerei a vedere niente, neppure “La voce della luna”, l’ultimo film, con Villaggio e Benigni, tratto da “Il poema dei lunatici” di Cavazzoni, che è molto poetico».

Lei è il direttore delle Edizioni Il Foglio. Vuole descriverci il lavoro di questa realtà editoriale indipendente? In quali direzioni si muove e secondo quali criteri si scelgono le opere da pubblicare?

«Siamo una Casa Editrice atipica, non profit, che fa molto scouting tra i giovani narratori e molto spesso lancia nuovi nomi interessanti. Tra questi cito Lorenza Ghinelli (adesso Rizzoli), Wilson Saba (Bompiani), Sacha Naspini (E/O), Francesco De Luca… Ci occupiamo di cinema, letteratura cubana, storia del territorio maremmano, cultura toscana e persino poesia. Non chiediamo contributi agli autori, ma investiamo solo in (poche) cose che ci interessano».

Oltre che nell’ambito della saggistica e della narrativa, si è anche cimentato nella scrittura di un fumetto. Vuole parlarci del romanzo grafico a puntate “Le visioni di Laura”?

«“Le visioni di Laura” è una sceneggiatura basata su un personaggio seriale di matrice fantastica, una sorta di indagatrice visionaria, realizzata graficamente da Oscar Celestini e da un gruppo di giovani disegnatori, edita da un piccolo editore come Periscopio. Le storie sono tratte da una mia raccolta di racconti ambientata in provincia, tra delitti, misteri e ricordi del passato. Ho fatto anche altre sceneggiature per i fumetti con riviste (Blue, X Comics) e per un personaggio seriale umoristico – satirico disegnato da Enrico Guerrini (“Lo scrittore sfigato”)».

Lisa Di Giovanni

Titolo: Federico Fellini – A Cinema Greatmaster

Autore: Gordiano Lupi

Genere: Biografia/Saggio cinematografico

Casa Editrice: Il Foglio Letterario Edizioni

Pagine: 300

Prezzo: 15,00 €

Codice ISBN: 978-88-760-68-270

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