La guerra, raccontata da Flaiano nel ’46, anno in cui questo tema era ancora molto sentito, vicino e scottante. La guerra, raccontata da personaggi assurdi e folli ed in modo tanto ironico da non poterli prendere sul serio. Eppure, attraverso quell’assurdità, viene fornito un punto di vista amaro e terribilmente vero sulla guerra, sviscerata così sul piano economico, statistico, poetico e religioso, per poi essere rielaborata e presentata nella sua veste migliore dai protagonisti – personaggi che a loro volta si vestono di quello che vogliono apparire – al giovane che non vuole andare a combattere e deve essere convinto. Il Presidente, il Generale, il Ministro la Signora, il Perito religioso girano impazziti intorno, sopra e sotto ad una tavola apparecchiata per programmare la guerra appena iniziata, mentre al loro movimento si contrappone la compostezza dell’usciere e la tendenza a nascondersi del Giovane, disorientato.
Se lo spettacolo prende il via nel silenzio assoluto, con i gesti lenti, stanchi e ripetitivi dell’usciere, pian piano l’entrata in scena dei personaggi accelera il ritmo ed alza il volume corale delle battute: lo spettacolo gioca, infatti, principalmente sulle variazioni di questo ritmo, aiutato dalle attente selezioni musicali (che sottolineano anche l’ilarità di alcuni momenti), per poi rallentare nella seconda parte, quando l’umore si fa più riflessivo e cupo.
Nel dichiarare ciascuno la propria idea di guerra, i protagonisti affermano tante banalità e tante teorie pazzesche e l’augurio del Presidente è, sì, che la guerra si vinca ma se così non dovesse essere, che per lo meno duri molto… Se per un attimo pensiamo che il Ministro del superproduzione sia l’unico ragionevole nel dichiarare che la guerra coi suoi sprechi è un assurdo, ci dobbiamo subito ricredere quando scopriamo che la sua proposta a riguardo è di trarre energia dai cadaveri dei caduti.
Nella conclusione Ninì, la Signora, sostituirà una scultura che si trovava nella sala, una sorta di vittoria con le ali tarpate, a rappresentare “la storia” (una donna/oggetto) come la racconterà il Presidente, nel modo che più gli farà comodo, in contrapposizione con quella vera, rappresentata dall’usciere e dalla sua lista interminabile di nomi dei caduti che si è fissata indelebilmente nella sua memoria.
Oltre a contare sulla bravura e l’espressività degli interpreti, tutti così diversi l’uno dall’altro e ben caratterizzati nel proprio ruolo, sono molte le trovate intelligenti della regia che animano questa non facile rappresentazione, per renderla meno che mai statica: un esempio, la mappa/lenzuolo arrotolata intorno al Presidente per illustrare, in un ridicolo balletto, le strategie d’attacco e difesa previste per le battaglie.
Si nota una costruzione accurata di alcune scene come immagini di quadri dipinti con la preziosa complicità delle luci.
La Compagnia LABit ha presentato questo spettacolo al Teatro Due di Roma dal 12 al 24 Gennaio 2010, nell’ambito di un mese di appuntamenti che dal 9 Gennaio con la Conferenza “La conversazione continuamente interrotta” fino al 7 Febbraio, con l’ultima replica di “Chi mi ama mi preceda”, festeggerà il Centenario di Ennio Flaiano (Progetto Speciale Teatro 2009/2010, manifestazione realizzata con il sostegno del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, in collaborazione con l’Agis e la Siae).
Labit ha già portato il proprio tributo all’autore pescarese nel 2002, inaugurando la Biblioteca Comunale ENNIO FLAIANO e con l’affissione della targa commemorativa presso l’abitazione dello scrittore giornalista nel quartiere Montesacro, in via Montecristo 6.
A 60 anni esatti dalla sua stesura “La guerra spiegata ai poveri” è un modo per tornare ad un autore amatissimo, per portare in scena un teatro che sappia fondere parola e corpo in un’armonia di sensazioni, ma, soprattutto, è un atto di autocoscienza, una finestra aperta sullo stato delle cose.
Laura Mancini


