Mina Agossi prosegue il suo percorso di crescita e sperimentazione musicale e in “Just Like A Lady” cresce con lei anche la formazione che la accompagna: strumenti armonici, percussioni e sintetizzatore aggiungono nuove sfumature alle composizioni. La varietà di ambientazioni sonore ed arrangiamenti, i frequenti cambiamenti melodici e ritmici all’interno di ciascun brano rendono questo lavoro incredibilmente poliedrico.
Sarà a causa del desiderio di divertirsi e della dirompente fantasia della Agossi – come sembra voler dichiarare in J’ai fantaisie di Bobby Lapointe – o di un approccio psichedelico al repertorio – come nella rilettura di Waters of March di Jobim, caratterizzata dall’uso dell’elettronica che amplifica voce e chitarre e da momenti orientaleggianti. In quest’ottica si inquadra l’omaggio fatto con And i love her a quei Beatles che furono simbolo di significative sperimentazioni nella musica contemporanea: qui la voce di Mina Agossi accompagnata dal contrabbasso carica il senso di suspense scandendo un tempo inesorabile. Vale lo stesso per il tributo a Jimi Hendrix: in Burning the midnight lamp mancano le chitarre sporche e il sound tipicamente rock e si sceglie un arrangiamento a metà tra rock opera, fusion e jazz, che ricorda certe atmosfere Zappiane.
Nella rilettura di There’s a lull in my life si abbandona l’accompagnamento orchestrale dell’originale ma ritroviamo l’eleganza di Ella Fitzgerlad; anche il timbro opaco della chitarra elettrica nell’introduzione evoca l’acustica che accompagnava Chet Baker nella sua versione, ma qui la Agossi non si abbandona alla tristezza: la lenta e dolce melodia da ninna nanna viene spezzata dal contrabbasso e dai suoi toni accattivanti. In When the saints go marching in il dialogo swingante tra la voce sospirata della cantante ed il contrabbasso che le fa il verso seduce l’ascoltatore.
Mina Agossi canta in inglese, francese, spagnolo, portoghese, riorre allo scat e al rap. Tra le composizioni originali si nota I really wonder col suo ricco arrangiamento: il piano porta in ambito jazz ma il ritmo è afro caraibico. È ancora l’elettronica ad alterare i suoni nell’ipnotico tempo di salsa di Lost in the city. Postcard è una composizione dal carattere irrequieto che racconta (e talvolta urla) a voce una cartolina, animata dalla strumentazione.
Musicisti:
Mina Agossi (voce), Phil Reptil (chitarra, Sound Design, tastiere), Ichiro Onoe (batteria), Eric Jacot (Upright Bass) Bachir Sanogo (tamburi africani), Andy Narell (pentolino), Daoud David Williams (percussioni)
Laura Mancini
(Jazz Colours, anno 2010)


