La musica di bambù
Sarà capitato a molti, andando ad un mercatino in città ed in molte località di mare o di villeggiatura, di trovare delle bancarelle per niente tipiche del luogo e oramai divenute quasi “internazionali”. È il caso dei banchi di prodotti peruviani, che variano da amuleti a vestiti e mantelline fatte a mano, a bigiotteria “etnica”. Tutti hanno, però, una particolarità in comune: tengono acceso uno stereo che riproduce arrangiamenti di canzoni famose, suonate con strumenti particolari che spesso sono in vendita insieme agli stessi cd.
Gli strumenti che si trovano più di frequente sono tre: uno viene chiamato “bastone della pioggia”, tipico delle popolazioni dell’America del Sud e dell’Africa e se ne trovano di piccolissimi e di grandissimi (dai 20 centimetri ai 150). Questo consiste in una canna di bambù con le estremità chiuse, generalmente decorata con disegni simbolici, contenente un intelaiatura di chiodi di legno e polvere di conchiglie o semi o sassolini. Quando il bastone viene capovolto da un’estremità all’altra, i granelli all’interno producono un suono simile a quello della pioggia che cade, che naturalmente si protrae più a lungo se il movimento viene effettuato lentamente e se il filtro all’interno è più stretto e crea un ostacolo maggiore per i granelli.
Anticamente alcune popolazioni usavano questo strumento nelle loro danze per attirare la pioggia. Il bastone della pioggia può essere suonato anche in altri modi, ad esempio tenendolo orizzontalmente e facendolo “dondolare” avanti e indietro, con dei piccoli movimenti.
Più raro da trovare in vendita ma utilizzato spesso nelle melodie che si ascoltano negli stessi cd, è il “piatto del mare”. Si tratta di un contenitore di legno, plastica o altro materiale, di forma concentrica e alto 3-4 centimetri. Al suo interno vengono racchiuse delle palline di piombo e muovendolo come per disegnare dei cerchi, si ottiene un suono che ricorda le onde del mare che si infrangono sul bagnasciuga.
Il flauto di Pan, invece, è costituito da piccole canne di bambù tagliate secondo lunghezze differenti ed unite tra loro con corde o strisce di tessuto. Sembra originario dell’Europa dell’Est e dei paesi dell’America Meridionale ma sicuramente era conosciuto già presso i Greci, che ne attribuivano l’invenzione al dio Pan, divinità dei boschi. Secondo la leggenda, infatti, la ninfa Siringa si trasformò in un cespuglio di canne per sfuggire al dio, che per consolarsi ne tagliò alcune e cominciò a suonarle. Soffiando nelle canne (e seguendo un po’ il principio dell’armonica a bocca, di cui abbiamo già parlato) si ottengono le note della scala musicale.
Laura Mancini


