Intervista ad Alessandra Esposito: scrivere tra emozione e consapevolezza

Tra le protagoniste della proposta culturale di SBS Edizioni al Salone Internazionale del Libro di Torino 2025 c’è Alessandra Esposito, con il suo libro “Frammenti di frastuono”. L’autrice parteciperà alla presentazione in Sala Nuovi editori, al Padiglione 1, venerdì 16 maggio dalle 17 alle 18 insieme ad Antonella Torres e Chiara Domeniconi, in un incontro dedicato al potere trasformativo della scrittura. Sarà inoltre disponibile per il firmacopie presso lo stand SBS Edizioni E 36 Padiglione 1.

Il calendario completo degli appuntamenti è consultabile sulla pagina Facebook ufficiale di SBS Edizioni e sul sito promozione.sbsedizioni.it.

Frammenti di frastuono raccoglie pensieri, riflessioni e immagini interiori. Cosa ti ha spinta a condividerli in forma di libro?

«La scrittura per me è sempre stata un rifugio, un modo per dare voce a ciò che dentro di me chiedeva di essere espresso. Nel tempo ho accumulato pensieri, ricordi e riflessioni, spesso appuntati su fogli sparsi o salvati in un hard disk, senza un ordine preciso, ma con un filo conduttore emotivo ben definito. Un giorno ho sentito il bisogno e ho trovato il coraggio di raccogliere questi frammenti, non solo per dare loro una forma compiuta, ma anche per condividerli con gli altri. La speranza era che chiunque si fosse imbattuto nelle mie parole potesse riconoscersi, sentirsi meno solo nelle proprie emozioni e trovare, magari, coraggio e forza per esternare e condividere».

Il titolo suggerisce un contrasto tra caos e silenzio. Quale significato personale attribuisci a questa dicotomia?

«Il titolo “Frammenti di frastuono” rappresenta esattamente quella contrapposizione tra il rumore esterno e il silenzio interiore. Nella nostra vita siamo continuamente immersi nel frastuono: il rumore delle città, delle parole non dette, delle emozioni trattenute. Eppure, proprio in mezzo a quel caos, possiamo trovare dei momenti di silenzio che ci aiutano a comprendere meglio noi stessi. Per me, il silenzio non è assenza di suono, ma uno spazio in cui le parole trovano un senso, dove si ascolta ciò che viene e non viene detto. Il libro nasce da questa alternanza: frammenti interiori e silenziosi che emergono dal frastuono dell’esistenza e che, una volta messi su carta, trovano un loro ordine e una loro voce».

Dopo la pubblicazione, quali reazioni o incontri ti hanno colpita di più?

«Una delle cose più belle della pubblicazione è stata la possibilità di entrare in contatto con i lettori. Alcuni mi hanno contattato per raccontarmi che si sono ritrovati nelle mie parole, che un frammento in particolare aveva risvegliato un ricordo o dato loro una nuova chiave di lettura della propria vita. Tanti mi hanno raccontato le loro storie di vita vissuta. Storie che sono state per me uno spunto. Ricordo in particolare una lettrice che mi ha detto di aver iniziato a scrivere dopo aver letto il libro, di aver trovato il coraggio di dare forma ai propri pensieri. Per me è stata una grande soddisfazione: sapere che le mie parole possono essere uno spunto per altri è il dono più grande».

A distanza di tempo, c’è un frammento che oggi risuona per te in modo tuo

«Sì, “Il rumore del silenzio” è un frammento che continua a evolversi dentro di me. Quando l’ho scritto, avevo un’idea ben precisa di cosa significasse per me il silenzio: una sorta di pausa necessaria, un rifugio. Oggi, invece, lo vedo anche come un momento di verità, un ponte tra il passato e il presente, un’opportunità per riscoprirmi. Con il tempo, ho capito che il silenzio può essere pieno di significato tanto quanto il frastuono, e che imparare a conviverci, senza paura, è una delle lezioni più importanti della vita».

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