ALIGHIERO – FOSCHI E L’UMORISMO FINE DI “HO SPOSATO UN COLONNELLO”


Le prime righe di presentazione di “Ho sposato un colonnello” – in scena al Teatro Manzoni di Roma dal 25 Febbraio al 23 Marzo 2014 – mostrano una sicura fiducia della compagnia nel progetto:

«se amate ridere e volete passare una serata in totale relax, questo è lo spettacolo…». In effetti gli ingredienti giusti per mantenere le promesse fatte ci sarebbero tutti: il testo di J.J. Bricaire e M. Lasaygues, adattato e diretto da Carlo Alighiero il quale veste anche i panni del protagonista, propone uno squisito e fine umorismo alla Feydeau che non cade mai nella volgarità e trova i suoi punti di forza nell’abile intrecciarsi di equivoci e scambi di persona.
Quegli stessi validi ingredienti, certo, durante la messa in scena non sempre sono mescolati e dosati nel migliore dei modi.
È vero che grazie a momenti di ottima intesa degli interpreti, ad esempio, riescono perfettamente le scene centrali della rappresentazione, in cui uno stratagemma narrativo vuole che i protagonisti si parlino a due a due, svelandosi grandi verità che, divenendo di seconda e poi di terza mano risultano sempre più alterate ed inverosimili; gli spettatori si sentono coinvolti direttamente poiché sono proprio gli unici a sapere come stanno davvero le cose ed il divertimento è immediato.
In altre fasi dell’interpretazione, però, gli attori non mostrano sempre la stessa “presenza” nell’interazione tra loro. Carlo Alighiero nei panni di Albert necessita di qualche scena di “riscaldamento” per ricordare le sue battute e nel dialogo col figlio Jean Luis – Andrea Carpiceci – quest’ultimo appare un po’ assente nell’ascoltare le risposte e raccomandazioni del padre (non si spiega, allora, nonostante l’immaturità del personaggio, tutto il sentimentalismo che lo stesso manifesta, poi, parlando della madre) e, più avanti, mancano un certo brio ed imbarazzo nella conversazione che i due fanno riferendosi velatamente al sesso, quando Jean Luis dovrebbe punzecchiare il papà. Ciò non toglie che il giovane ed infantile Jean Luis, con le sue fantasie ispirate alle soap opera, susciti simpatia e faccia sorridere.
Anche di fronte ad un paio di rivelazioni “bomba” come quella della ex moglie/colonnello (una camaleontica Tiziana Foschi) ad Albert o la successiva, del tradimento del futuro sposo fatta da Natasha – una spiritosa e spontanea Angelica Novak – a Mafalda (Cinzia Berni), le conseguenti reazioni dei due sono piuttosto indifferenti e sottotono.
Alti e bassi, quindi, che sprecano momenti di prezioso umorismo che prevede la sceneggiatura ma viste le potenzialità degli addetti ai lavori ci si può aspettare che questo spettacolo cresca, dando il giusto risalto ad un testo ancora poco rappresentato in Italia.
Laura Mancini

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