Ragazze “invisibili”, si mostrano agli spettatori del Teatro Valle di Roma

Il Teatro Stabile d’Abruzzo e la Società per Attori, in collaborazione con Smileagain, un’associazione che da anni si batte contro l’acidificazione delle donne nei paesi asiatici, presenta lo spettacolo “Le invisibili” ispirato al libro “Sorridimi ancora – dodici storie di femminilità violate” edito da Giulio Perrone Editore.

La collaborazione dell’Amministrazione Provinciale di L’Aquila con Smileagain è iniziata anni fa con l’incontro di una di queste donne, Fakhra Younas, che ha avuto il coraggio di denunciare gli abusi subiti e di raccontare pubblicamente la sua storia. Attraverso incontri ufficiali in Pakistan si è sviluppata una collaborazione  al fine di realiz-zare campagne informative ed un progetto d’intervento. Un gruppo di donne pakistane  è già stato ospitato in Italia, hanno avuto tutto il sostegno necessario per sottoporsi ad interventi di chirurgia plastico-ricostruttiva, alcune di loro hanno frequentato corsi per la formazione di personale specializzato in grado a sua volta di trasferire in Pakistan le conoscenze acquisite.

L’idea che viene manifestata fin dalla prima scena è quella di farci entrare nel vivo delle singole storie di 7 adolescenti di Paesi come il Pakistan, il Bangladesh, l’India e l’Africa, che coltivano nel cuore sogni e speranze semplici e comuni a quelle di tutte le giovani ragazze e ancora una speranza in un futuro di libertà, in un luogo dove le cose funzionino diversamente.

Effettivamente bisogna dire che nella prima parte della rappresentazione la giocosità delle protagoniste risulta un po’ forzata e innaturale, costantemente velata dalla musica di sottofondo che già ci preannuncia la drammaticità della parte seguente. Le interpreti di “Le invisibili” sono attrici preparatissime ed espressive, ma la regia evidentemente rende meglio l’evoluzione delle storie di ciascuna ragazza, che purtroppo è un’evoluzione ovvia, triste e ingiusta: si parla di giovani donne schiave dei propri mariti, povere e per questo costrette all’umiliazione e al silenzio. Si racconta l’atrocità di casi di molestie, violenze e addirittura di come alcune di loro vengano acidificate o incendiate. Ad alcune, la salvezza ed una speranza è venuta dai soccorsi di ONLUS come Smileagain.

Ma l’interrogativo che ci pone direttamente la compagnia è di chi sia la responsabilità di tutte le altre fanciulle che vivono esperienze simili a queste e l’invito è quello a non cadere nella facile abitudine di passare oltre quel momentaneo sentimento di orrore per poi immaginare che qualcun altro se ne occuperà e piuttosto assumerci in prima persona la responsabilità di aiutare chi vive in comunità che ancora permettono che ingiustizie del genere avvengano senza che nessuno se ne curi.

Dalle note di regia, leggiamo: “Ho immaginato un luogo isolato, una zattera, un grande letto, una cuccia.. Lascio alla memoria di ciascuno la capacità di ricollocare questo spazio nella propria adolescenza. Io ricordo notti di veglia, cibo e risate tra amiche ed estranee divenute subito amiche (almeno per il tempo di una notte). (…) Non so se gli uomini, da ragazzi, hanno la stessa attitudine all’illusione di un’intimità che scalda e sostiene. (…) Ho immaginato che questa intimità tutta femminile avesse una grazia leggera, sincera, rude, senza fronzoli e leziosità, ma grazia, incanto. Poi arriva per alcune di loro una proposta di matrimonio o direttamente le nozze, combinate, e l’incanto si fa beffa. Molto presto. A quindici, sedici anni. Il racconto non è più un chiacchiericcio condiviso, un canto corale, è la cronaca di una gelida condizione di solitudine. Infine la notte e il buio. Il buio di occhi bruciati. Ancora una volta, sperando di esserci riuscita, ho cercato nella sottrazione, bandendo ogni effetto, il teatro che più amo, di cui mi importa davvero.”

Sebbene non si tratti di teatro tradizionale, vale la pena accogliere questo invito della durata di un’ora, per tornare a riflettere su situazioni davvero importanti ed è indubbiamente apprezzabile, al di là delle considerazioni critiche a livello teatrale, l’intento del gruppo.

Laura Mancini

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