La “scomposizione della vita” di Pirandello, nella pièce teatrale riportata in scena al Teatro Ghione
Dal 6 al 9 febbraio 2025 al Teatro Ghione di Roma va in scena “Uno nessuno e centomila” di Luigi Pirandello. Primo Reggiani interpreta il protagonista Vitangelo Moscarda, un personaggio assai complesso che raggiunge gradualmente un’autoconsapevolezza sempre maggiore ma difficile da accettare da parte della società. La forte inclinazione al monologo di Moscarda è animata dall’intervento di altri personaggi che gli ronzano attorno, secondo un’efficace trovata del regista Nicasio Anselmo. Tra tutti, emerge Francesca Valtorta nei panni della moglie Dida che sembra voler scandire il tempo delle riflessioni del marito lanciando in sottofondo messaggi riguardanti ciò che accade in città.
Mentre il protagonista ci racconta la sua esperienza con tono confidenziale, lo vediamo trasformarsi: l’interprete rende bene il Vitangelo inconsapevole e impacciato dell’inizio, che si muove avanti e indietro lungo lo stesso mezzo metro di scena, come se fosse vittima di un meccanismo a molla malfunzionante. Scopertosi prigioniero delle opinioni altrui, decide di cercare nella propria esistenza l’autenticità e dare inizio a una vera e propria guerra di “distruzione di un Moscarda”.
Le situazioni paradossali rappresentate dalla compagnia teatrale rendono bene l’umorismo a cui ricorre tipicamente Pirandello per esprimere la divergenza tra l’Io percepito dal soggetto e il medesimo Io interpretato dagli altri. Ed ecco affacciarsi il concetto tutto pirandelliano di “scomposizione della vita”, l’idea di instabilità dell’esistenza umana centrale nella sua produzione letteraria, strettamente legata alla filosofia del relativismo che permea le sue opere teatrali. La realtà personale di ciascuno è soggettiva e frammentata e le realtà multiple coesistono in un continuo stato di conflitto. Le percezioni individuali si sovrappongono e si contraddicono e non c’è mai una verità unica inconfutabile che possa essere facilmente compresa o spiegata. La vita, quindi, non è un’entità unica e coesa ma è piuttosto una serie di frammenti o maschere attraverso le quali gli individui si presentano al mondo.
Insieme a Reggiani e Valtorta, Jane Alexander, Fabrizio Bordignon ed Enrico Ottaviano danno vita ai personaggi di Anna Rosa, Firbo, Quantorzo, il vescovo di Richieri Monsignor Partanna e Marco di Dio, evidenziando la loro estrema attualità e facendoci capire come la ricerca spasmodica di se stessi sia un problema dell’essere umano di ieri come di quello odierno.
Laura Mancini

