Intervista a Chiara Domeniconi: la scrittura come atto di verità
Chiara Domeniconi sarà tra le autrici in Sala Nuovi editori, al Padiglione 1, venerdì 16 maggio dalle 17:00 alle 18:00 al Salone Internazionale del Libro di Torino 2025, per l’incontro curato da SBS Edizioni dal titolo Identità e consapevolezza: scrittura e crescita personale. Il suo libro “Anatomia del dolore. Diario di una straordinaria donna qualunque” offre un racconto autentico e necessario. L’autrice sarà presente anche per i firmacopie presso lo stand SBS Edizioni che troverete al padiglione 1. postazione E36.
Il calendario degli incontri è disponibile su promozione.sbsedizioni.it e sulla pagina Facebook della casa editrice.
Anatomia del dolore è un libro intenso e autobiografico. Come è nato il bisogno di raccontare questa storia?
«Per riuscire a “raccontare” e raccontarmi in questa anatomia del dolore ma anche della vita ho dovuto uscire dal mio egocentrismo, dovuto forse alla perdita precoce di mio padre, al fatto di essere figlia unica, poi anche alla malattia. Ho dovuto aprirmi agli altri, specchiarmi, ascoltare, “leggere” tra le righe delle vite altrui. Quindi “la gente” è stata parte anch’essa del mio percorso di cura e poi scrittura. Il bisogno nasce perciò quasi da un rendere il favore al mondo esterno di avermi fatto uscire dal mio “guscio malato” e avermi mostrato che la vita, vivere è anche bellezza e felicità».
Il sottotitolo parla di una “straordinaria donna qualunque”. Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere attraverso questa definizione?
«Che nella nostra vita passiamo molti più momenti di solitudine che di “fama”, visibilità. Di dolore, fatica che di gioia. Ma il fatto di continuare ad amare, noi, la vita, gli altri è straordinario. Lo straordinario è nel quotidiano, “banale”, ripetitivo susseguirsi dei giorni con le nostre più semplici e costanti abitudini. La disciplina del rimanere, comunque vadano le cose. questo, questo è magico e stupefacente. Donna o uomo che uno sia.
Dopo la pubblicazione, hai incontrato lettori che si sono riconosciuti nel tuo percorso?
Sì ed è stato bellissimo. Un’ulteriore guarigione per me e conferma che forse avevo fatto la cosa giusta, finalmente, non solo per me».
Cosa porti oggi al Salone del Libro, dopo il cammino che hai fatto con e attraverso il tuo libro?
«Porto tanta energia perché servirà. Porto tanti passi perché si faranno. Quelli che ho fatto che mi faranno quest’anno, come ogni anno di più, vivere il Salone al meglio, frutto dell’esperienza passata, con meno ansia ma più presenza, fisica e mentale. Voglia di conoscere e farmi conoscere. Di contatti e venire in contatto con più realtà possibili. E io, avendo un anno anagrafico e di Salone in più sulle e alle spalle, ne ho anche io di mio in più da dare. Bello insomma e felice. Pronti, mai. E questo lo fa ancora più interessante».

