Graffiti, stencil, poster, sticker: l’evoluzione della street art
In Europa, negli utlimi tre decenni, si è potuto assistere ad una diffusione sempre più massiccia di questo genere di arte detta di strada – street art – o urbana. Perché questa definizione? Il motivo fondamentale risiede nel luogo dove questa arte si pratica, ossia, per la strada, in luoghi pubblici che essendo vissuti quotidianamente dai cittadini, permettono una grande diffusione e raggiungono un pubblico molto vasto. Questa nuova frontiera dell’arte è concepita come un modo per “riqualificare” gli spazi urbani ed industriali, solitamente asettici, grigi, cupi e privi di una qualsiasi forma di comunicazione artistica, ma anche un mezzo per veicolare messaggi critici su problematiche socio-politiche, quindi una forma di espressione.
I primi esempi di street art sono riconducibili al writing, ovvero disegnare scritte sui muri, sui treni delle metropolitane e ovunque fosse possibile. Non semplici scritte ma, vere e proprie opere d’arte, colorate, stilisticamente elaborate e ricercate. Questo stile è legato principalmente all’utilizzo di bombolette spray e alla scelta di un nickname o tag che rappresenta una firma. Viene spesso accompagnata da un acronimo che rimanda alla crew di appartenenza. La crew è la “famiglia” di amici writer, il gruppo di appartenenza e di condivisione di questa concezione artistica.
Il fenomeno del writing inizia a prendere piede in Europa a seguito della diffusione di due film del 1983 ambientati a New York: Style Wars e Wild Style. Il primo è un documentario sulla cultura hip hop, sull’arte dei graffiti e sulla breakdance; il secondo racconta la storia di un writer newyorkese. Nei primi anni ottanta, le capitali europee che risposero positivamente agli stimoli statunitensi furono Parigi e Amsterdam, alle quali si aggiunsero successivamente città italiane, tedesche, spagnole e svedesi. In Gran Bretagna inizialmente ci fu una forte repressione verso questo sviluppo artistico.
Come ogni tendenza, anche il writing con il passare del tempo comincia a modificarsi e ad evolversi contemplando nuovi stili e nuove forme. Ed è con l’avvento del nuovo millennio che si assiste ad una rivoluzione in questo campo: l’utilizzo di strumenti quali gli stencil, gli adesivi, i poster e la vernice, unito allo sfruttamento di oggetti e strutture presenti nelle metropoli.
Colui che più di tutti ha utilizzato e diffuso il concetto di street art è sicuramente Banksy. Si dice che sia originario di Bristol ma, come spesso accade con questo genere di artisti, la vera identità è celata dietro le sue opere. La tecnica che utilizza è quella dello stencil diffusa con la guerrilla art e i messaggi veicolati sono a sfondo sociale, etico e satirico. Tra le opere più famose, si possono certamente citare quella del ragazzo con il volto coperto nella posa di lanciare una molotow che in realtà è un mazzo di fiori, e la caricatura di due dei protagonisti del famoso film “Pulp Fiction” che minacciano di morte puntando banane invece di pistole.
La street art in Italia
In Italia la scena della street art si sviluppa maggiormente in tre città: Roma, Bologna e Milano. I filoni stilistici sono riconducibili rispettivamente allo stencil con Sten&Lex per Roma; alla diffusione di massa con l’utilizzo di piccole e medie decorazioni per Milano con Bros; all’importanza di rendere imponente ogni opera più che dare peso alla quantità con Blu. A oggi il panorama italiano, nonché quello europeo e mondiale, è in continua proliferazione. Artisti maggiori e minori caratterizzano una diffusione esponenziale della street art vista e vissuta come un modo per esprimere sé stessi, come una un mezzo per socializzare, una via per mettere alla prova la propria fantasia, un percorso per esporre all’attenzione di tutti un messaggio accattivante.
Gloria De Rugeriis




